Dal fax alla mail: come (non) cambia la comunicazione

Nel 1998, quando ero un giovane account all’inizio della carriera, le agenzie di relazioni pubbliche erano un via vai di pony che portavano cartelle stampa e fotografie nelle redazioni. La parola scritta viaggiava sulla carta o via fax.

Il fax era uno strumento di lavoro fondamentale per l’ufficio stampa: i più giovani tra noi dedicavano ore all’invio dei comunicati a lunghe mailing di giornalisti. Conoscere il numero del fax diretto o il più possibile vicino alla scrivania del destinatario poteva essere più importante che avere in agenda il suo telefono diretto.

Il “recall”, che nel gergo delle PR è la telefonata che si fa ancora oggi al giornalista per verificare che abbia ricevuto e soprattutto letto il comunicato, serviva innanzitutto a verificare il recapito e scongiurare il pericolo che il fax si perdesse – o peggio – che fosse ignorato.

Imparai velocemente l’importanza di un buon titolo e la virtù della sintesi.

In pochi secondi quel titolo doveva creare la curiosità e la voglia di leggere almeno il primo paragrafo e vincere sulle decine e decine di altre notizie.

Il tempo dei fax, almeno nelle relazioni pubbliche, è decisamente finito ma le regole della comunicazione sono rimaste le stesse e oggi è ancora più importante maneggiarle bene.

Una casella di posta elettronica ha una capienza enorme e a differenza dei vecchi fax è sempre libera e non ha il cassetto della carta da ricaricare. Ma l’attenzione del giornalista si concentra sempre su un solo elemento, oggi è l’oggetto. Da quel momento tra il doppio click e il temuto “Canc” il passo è breve.

Le voci nell’arena della comunicazione si sono moltiplicate in modo esponenziale così come i canali. La concorrenza è spietata ma la ricchezza dei contenuti a disposizione non ha eguali nella storia del genere umano.

Rigore e creatività sono sempre d’obbligo. Oggi come (e più) di vent’anni fa.

 

Per dirla con un haiku

Gridano aiuto

mille notizie via fax.

Mare di carta

 

Domenico Avolio